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LA PRIMA SCUOLA PUBBLICA COSTRUITA A ROMA
APRE LE SUE PORTE

L'Istituto Comprensivo Regina Margherita di Roma presenta REMO, Regina Margherita Officina, progetto che rientra nel programma nazionale "“Scuola, spazio aperto alla cultura”, con il contributo del MIBACT, Direzione Generale Arte Architettura Contemporanee e Periferie urbane, e in collaborazione con il MIUR.
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Venerdì 18 maggio: inaugurazione delle proiezioni serali al teatro-cinema della scuola

Un evento speciale con la proiezione del film "La dolce nave" di Daniele Vicari, alla presenza del regista, concluderà la rassegna cinematografica continua a leggere

Evento speciale

PROIEZIONE DI FILM E DOCUMENTARI Apertura serale della scuola In questa occasione la scuola si apre al territorio, il cinema è aperto a continua a leggere

Maggio cinematografico

PROIEZIONE DI FILM E DOCUMENTARI Durante il mese di maggio la scuola apre le porte al cinema Due gli appuntamenti riservati alle classi 3 della continua a leggere

Conferenza Archivio

LUNEDI 18 DICEMBRE Ore 11 - Sala dell'Archivio Conferenza “L’Archivio Storico della Scuola Regina Margherita” A cura delle archiviste continua a leggere

Remo spazio aperto

Attraverso l’intervento degli artisti, la scuola si arricchisce di un patrimonio di opere d’arte, diventa spazio aperto alla cultura, amplifica continua a leggere

La “Regina Margherita” fu la prima scuola pubblica costruita a Roma dopo l’Unità d’Italia e anche la prima a inserire nella scuola il giardino d’infanzia: inaugurata nel 1888 proprio dalla regina di cui porta ancora il nome, si trova in un grande edificio ottocentesco, posto sotto tutela come edificio di interesse nazionale. L’obiettivo principale del progetto è rendere fruibile la scuola ed il suo patrimonio storico, architettonico e artistico che versava da anni in uno stato di abbandono, ad un pubblico altro, non solo studenti e famiglie, ma anche agli abitanti del quartiere Trastevere e della città. Il nome del progetto “REMO” si riferisce al fratello di Romolo il leggendario fondatore della città di Roma.

Remo è stato eletto simbolo di chi supera i confini e guarda il mondo da una prospettiva nuova, alla ricerca della propria identità senza perde il legame con la collettività. Con questo spirito il progetto ha coinvolto gli studenti in un percorso di scoperta del mondo attraverso lo sguardo delle arti visive, del cinema e della musica. REMO prevede diverse fasi di azione volte sia alla valorizzazione degli elementi architettonici che caratterizzano l’edificio (le aule e gli adiacenti spazi di servizio, il Cinema e l’Archivio/Museo) e del patrimonio documentario e didattico della scuola, che alla promozione di questa struttura e delle sue iniziative al territorio.

Ogni istituto scolastico ha un suo archivio. I ragazzi che frequentano la scuola ad un certo punto la abbandonano, diventano grandi, si trasferiscono, fanno la loro vita. Eppure di loro resta sempre una traccia. Sono i loro compiti in classe, i registri, gli scrutini, i documenti ufficiali, ecc. La scuola non dimentica (o non dovrebbe). Se poi la scuola ha più di cento anni il suo archivio diventa un patrimonio culturale, una memoria del passato particolarmente preziosa. Ed è per questo che l’Istituto Comprensivo Regina Margherita ha deciso di catalogare e rendere fruibile agli studiosi ed ai cittadini romani il suo patrimonio composto da circa 1.500 documenti risalenti ad un arco temporale che va dal 1888 al 1960. Più di 70 anni di storia italiana, di cambiamenti epocali a livello sociale, politico e di costume.

Due stanze al secondo piano, bonificate e ri-allestite con mobili ed arredi che ci catapultano in un tempo passato, custodiscono centinaia di libri e faldoni di notevole interesse. Anche perché, in un periodo non meglio precisato, il Regina Margherita ha cominciato ad accogliere gli archivi delle scuole del rione Trastevere e delle aree limitrofe che venivano chiuse. Ed è così, ad esempio, che tra i tanti documenti sono spuntati anche quelli della Scuola Tecnica e di Avviamento Professionale Giulio Romano nel quale studiarono sia Alberto Sordi che Anna Magnani, così come quelli delle scuole elementari Trento e Trieste e Felice Venezian che raccontano, però, una storia assai triste. A seguito delle leggi razziali promulgate dal regime fascista nel 1938, infatti, ai bambini di religione ebraica fu impedito di frequentare la scuola, se non in speciali sezioni a loro dedicate. Una pagina vergognosa della nostra storia che vide, appunto, la creazione, nei due istituti siti in via dei Giubbonari e nell’ex Ghetto, di una sezione riservata agli studenti ebrei. Un patrimonio che oggi, grazie al progetto REMO, diventa eredità culturale tangibile; momento formativo e di arricchimento per tutti.

RIAPRE UNA PICCOLA SALA CINEMATOGRAFICA
Dopo più di mezzo secolo, il fascio di luce tornerà ad uscire dalla feritoia della cabina di proiezione. Lì si conserva ancora il proiettore cinematografico a pellicola, con l’originario sistema di raffreddamento ad acqua e lanterna a carboni.

Quando, il 28 dicembre 1885, i fratelli Lumière fecero il buio in sala per mostrare ad un pubblico pagante le meraviglie del primo cinematografo mai avrebbero pensato che quell’ “invenzione senza futuro” avrebbe cambiato la storia dell’umanità per sempre. Ne avrebbe cambiato l’immaginario, le aspirazioni, i miti ed i riti. Il cinema è diventato, in pochi anni, uno straordinario strumento di comunicazione e di intrattenimento fino a venir considerata la settima arte. Oggi, con le LIM in quasi tutte le aule, gli smartphone nelle tasche e gli schermi al plasma disseminati in ogni angolo della città, l’immagine in movimento è diventata una nostra compagna quotidiana, anche nella didattica.

Eppure pensare che l’istituto Regina Margherita, fin dai primi del Novecento, abbia voluto dotarsi di una cabina di proiezioni e di uno schermo per portare il cinema all’interno della pareti scolastiche, pone ancora una volta questa scuola all’avanguardia rispetto alle altre. Riuscire oggi, grazie al progetto REMO, a ristrutturare e riattivare la sala per vedere di nuovo quel fascio di luce uscire dalla feritoia prospiciente il palco diventa, quindi, un’operazione innanzitutto culturale. Non solo si riconsegna al Regina Margherita uno spazio importante ma si rammendano i legami con il passato, aprendo inoltre la scuola al quartiere e alla cittadinanza. Il teatro-cinema, che dispone di più di cento posti a sedere, sarà quindi un polo culturale per il quartiere: la scuola apre nuovamente le sue porte per promuovere, ancora oggi, la magia di uno spettacolo condiviso, da guardare fianco a fianco (lontano dalla solitudine dei moderni schermi) per ristabilire un antico senso di comunità.

Gli antichi greci non avevano una parola specifica per indicare quello che noi oggi chiamiamo “arte”, usavano la parola téchne che però stava ad indicare molte altre cose. Ma anche il termine latino ars, allora come oggi, sta ad indicare una professione o un mestiere, un’abilità, un talento, la perizia e la capacità che diventa maestria, finanche una teoria, una scienza, un sistema o delle cognizioni teoriche. Vista in quest’ottica ci accorgiamo come la scuola e l’arte siano indissolubilmente legate. Entrambe hanno a che fare con l’educazione e l’impegno, con l’acquisizione di conoscenze e competenze. L’arte, di per sé, è strumento formativo. A tutto questo il progetto REMO ha voluto aggiungere, fin dal nome, la possibilità di immaginare, attraverso la mediazione artistica, un mondo altro, dove la fantasia e la libertà siano le basi di una nuova civiltà. La memoria (l’apertura dell’archivio-museo), il cinema, il teatro e le arti visive diventano quindi uno strumento di apertura delle menti per gli studenti, e uno strumento di apertura della scuola al territorio.

Nel corso del 2017 sono stati invitati più di dieci artisti a realizzare laboratori con i ragazzi o a pensare un loro intervento all’interno della scuola per trasformarne, attraverso la forza dell’immaginazione, le stanze e le funzioni, l’identità e l’immaginario. Le ragazze e i ragazzi, lavorando con gli artisti, hanno scoperto un nuovo modo di affrontare i problemi e di guardare alla realtà, hanno imparato a lavorare con la testa e con le mani; gli artisti hanno contaminato le aule, gli spogliatoi, i corridoi, finanche i bagni. Un lavoro corale dunque, che ha cambiato la realtà scolastica. Un’eredità che caratterizza e caratterizzerà il Regina Margherita negli anni a venire, permettendo a questo istituto di porsi nuovamente all’avanguardia e di guardare sempre più lontano. Non solo verso il Palatino ma verso l’orizzonte infinito delle arti e della cultura contemporanea.



www.scuolareginamargherita.gov.it