QNEUP_testata

Pasqualina Mirarchi

Dirigente della scuola

Cinzia Russo

Diriettore del Progetto

Ci siamo ritrovati ad ascoltare questa frase al termine di un’esperienza fatta insieme ai ragazzi in quest’anno “straordinario” in cui la scuola è riuscita a realizzare un progetto extrascolastico, formativo sul linguaggio cinematografico, o meglio sulla ambivalenza delle immagini, sul loro essere vere e false nello stesso tempo. 

“Ceci n’est pas une pipe” è stato un laboratorio formativo e creativo che ha teso a educare i ragazzi alla formazione del proprio senso critico nella lettura e produzione di un racconto, attraverso le immagini in movimento.Il cinema ha una sua vocazione naturalistica, nel senso di un racconto del reale, eppure esso può essere utilizzato per modificare linguaggi, comportamenti e perfino il senso comune. Individuare il nesso tra immaginario cinematografico e contraffazione della realtà è stato uno degli obiettivi primari che ci siamo posti. 

I video sono stati scritti, diretti, girati, interpretati, a causa della distanza fisica determinata dalla pandemia, esclusivamente dai ragazzi. Pur se pensati autonomamente i video hanno un filo conduttore:
la verità delle immagini. L’arte come strumento/ricerca/espressione di verità attraverso la finzione.

Ciò che ha ulteriormente arricchito di senso questo scandaglio di nuovi media e di inedite possibilità cognitive è poi stato proprio il confronto con la virtualità del rapporto didattico. La dad è stata lo specchio in cui ciascuno, insegnante e alunno, si è rappresentato in una nuova modalità di relazione. Mentre scomparivamo fisicamente, diventando noi stessi immagini in movimento, siamo riusciti, attraverso la forza proiettiva delle nostre stesse immagini, e soprattutto grazie alla fantasia dei ragazzi e alla relazione affettiva già esistente, a imparare sempre.

In questo progetto va riconosciuta una “menzione speciale” all’entusiasmo con cui gli studenti dell’infanzia hanno partecipato alla visione collettiva della rassegna cinematografica (ante pandemia).

Alle ore 16.30 (dopo le loro attività curricolari) puntualmente si sono recati alla scoperta della sala cinema della loro scuola (al piano dei compagni “grandi” – gli studenti della Secondaria di primo grado), muniti di cuscino personale, sdraiati sulle pedane di legno, posizionati in prima fila, a vedere i film di Miyzaki. 

Per loro la visione è stata davvero collettiva e partecipata, ridevano a crepapelle, si abbracciavano per darsi coraggio, si sostenevano nella paura suscitata dalle immagini e dai suoni sul grande schermo e nell’entusiasmo che ne scaturiva dallo scampato pericolo. La loro è stata una visione “orizzontale”, tutti insieme nella loro bella scuola, con le manine che coprivano gli occhi e guardavano attraverso le fessure, tra le dita. 

Le mamme sul fondo della sala, lontane, perché loro erano un gruppo forte e coeso.

La bussola che ci ha orientati in questo corso è stato il famoso quadro di Magritte, “Ceci n’est pas une pipe”. In sostanza, abbiamo voluto insegnare ai ragazzi che un conto è una pipa, un altro la rappresentazione della pipa stessa. L’oggetto reale è di legno, ci puoi fumare, lo puoi toccare, ha un peso, eccetera. Tutt’altra cosa, invece, è l’immagine incorporea che abbiamo di fronte: non è tangibile, non ha odore, non ha sostanza, non è, appunto, neanche minimamente una pipa. Detto in altri termini, un conto è un accadimento reale, tutt’altro è la narrazione, lo storytelling, come va di moda dire oggi, dell’accadimento stesso.

Con questo spirito abbiamo tentato di mostrare agli allievi come si scrive, si recita, si gira, si monta una storia fatta con le immagini. Ma è stata solo una parte del lavoro. Ci siamo anche soffermati sui valori e sui significati sottesi a una storia o a un’immagine. Al perché si vuole raccontare una determinata cosa piuttosto che un’altra.

Speriamo così di essere riusciti a consegnare ai ragazzi uno strumento in più per muoversi nel mondo transmediale in cui sono immersi costantemente (e le cose non sembrano destinate a migliorare). Ad averli allenati alla capacità critica. A fare in modo che possano, anche solo inconsciamente, smontare, scomporre, ridimensionare le storie e le immagini che vedono. E anche, forse, a fare in modo che non ci credano mai fino in fondo.

Andrea Jublin

Questa non è una pipa è stato il codice di una sfida pedagogica e creativa. Una nuova declinazione per l’insegnamento del Cinema nelle scuole, proprio in un momento storico delicato in cui le immagini sono salite in cattedra, cambiando addirittura anche il modo di fare scuola. Perché dall’aula siamo stati costretti in una call che da sceneggiatori e registi ci ha resi prima di tutto attori, sotto il giudizio di una platea fatta di bit. 

L’immagine, prima che fine del nostro corso, è stata un mezzo che ci ha spinti ad una nuova riflessione su interrogativi cardine: Cosa distingue un oggetto dalla sua rappresentazione, che cos’è un’immagine e di quali responsabilità devo farmi carico, nel momento in cui metto l’occhio in macchina e mi accingo ad osservare la realtà, oggi?

Il mio lavoro, da un punto di vista tecnico, è consistito nel far cambiare continuamente punto di vista, ottico e fotografico, ai Ragazzi perché potessero sviluppare uno sguardo critico verso il mondo che li circonda e, in prima istanza, verso se stessi.

Pietro Ciavattini

Nella notte dei David di Donatello, l’intervento che resterà nella storia, quello che ha colpito maggiormente, che ha anche emozionato e un po’ commosso, è stato il discorso di una bambina che ritirando il premio per il padre scomparso da poco, ha incantato la platea. Parole chiare, semplici, dirette, cariche di umanità, il bagaglio di una bambina che ha voluto ricordare il padre, ma che è entrata nella storia del David.

Piu tardi Pierfrancesco Favino, consegnando un premio, ha sottolineato che l’intervento piu bello della serata era stato proprio quello di Emma e ha sottolineato “Mettiamo delle cineprese in mano ai ragazzi e facciamoli girare”.

Mi associo ed è il motivo per cui ho accettato con gioia di supportare Cinzia Russo in questa meravigliosa avventura. Grazie.

Luigi Piccolo

Che magia vedere l’interpretazione del costume con gli occhi dei ragazzi, ancora trasparenti e senza le costrizioni degli adulti!

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